Un gioco nobile che è sport per la mente: storia del Bridge - Jack The Dealer
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Un gioco nobile che è sport per la mente: storia del Bridge bridge jack the dealer

Le sue origini risalgono al 1500 e poi un cammino lungo e pieno di fascino, costellato di personaggi famosi e fenomenali giocatori. Tutto quello che non sapete sul gioco di carte più elegante di sempre bridge jack the dealer

È uno dei giochi di carte più antichi, nobili, affascinanti e anche complessi che esistano. La storia del bridge è molto lunga ed il gioco attuale è stato frutto di una lenta evoluzione nel corso dei secoli e dell’influenza delle varie culture e singole personalità con cui è venuto a contatto. Tutto è cominciato nel XVII secolo in Inghilterra, con un gioco che si chiamava “Whist”.  Si giocava in 4 con un mazzo di 52 carte e le regole riecheggiano nel Bridge attuale, ma con la differenza sostanziale che non vi erano né la licita, né il morto. bridge jack the dealer

Alla corte del Re di Francia

In Francia una delle più appassionate giocatrici era Madame Du Barry, l’ultima delle amanti del re Luigi XV, che riuscì ad influenzare la Corte al punto che tutti i Re di Francia avrebbero poi praticato abitualmente il Whist. Fin da subito quindi il Whist si contraddistinse come il gioco preferito dei nobili. Ma nonostante la Rivoluzione Francese, che eliminò dalle carte usate per il Whist (vedi link) re, regine e fanti, il gioco sopravvisse e si diffuse sempre più.

Con l’Impero napoleonico sulle carte tornarono le figure tradizionali e Maria Luisa D’Asburgo Lorena e Giuseppina Bonaparte furono giocatrici incallite, così come Napoleone stesso che, nella prigionia dell’isola di Sant’Elena, pare si concedesse come ultime strategie solo quelle del Whist. Anche il Principe di Talleyrand allenava il suo talento di politico camaleontico giocando lunghe partite in compagnia di politici, economisti e monarchi.

In America con Benjamin Franklin bridge jack the dealer

Il Whist si diffuse anche in America, grazie a una personalità di altissimo livello come Benjamin Franklin, che lo importò e lo impose nella sua Philadelphia. Presto uscì dai circoli privati ed esclusivi e cominciò ad essere giocato da tantissimi americani nei primi tornei a squadre. In Russia andava invece di moda un’evoluzione del gioco originale chiamata “Biritch”, che prese piede nei Balcani e in Medio Oriente fino alla Turchia, dove a fine Ottocento adottò il nome di “Dummy Whist”.bridge jack the dealer

Dalle rive del Bosforo proseguì il suo cammino insieme ai marinai delle navi dirette a Il Cairo, poi sulle coste mediterranee della Francia, quindi a Parigi e infine in tutta Europa, trasformandosi in “Whist-Bridge”. Il primo torneo ufficiale di questa nuova variante si giocò nel 1893 a New York e a mettere nero su bianco il primo “Codice di Gara” furono i soci del “Whist Club” di Manhattan, nel 1897. Gli inglesi, poco inclini a importare usi e costumi dagli Stati Uniti, non ne vollero sapere del Whist-Bridge e in un primo momento non lo adottarono nell’esclusivo e conservatore “Portland Club” di Londra, casa ufficiale del Whist tradizionale.

L’Auction Bridge trionfa ovunque

L’ultima versione del gioco, quella “americana”, era però molto più divertente della precedente e fu così impossibile ostacolarne il successo anche nel Regno Unito e nell’Impero Britannico. Furono quindi alcuni ufficiali dell’esercito di sua Maestà a portarlo in India nei primissimi anni del ‘900 e a inventarsi l’Asta Licitativa che lo trasformò in “Auction Bridge” e gli fece prendere un aspetto molto vicino a quello del Bridge giocato oggi. Col favore della più autorevole stampa britannica l’Auction Bridge si impose trionfalmente sia a Londra che a New York.

In pochi anni furono definite le regole, grazie anche alle invenzioni dei giocatori più talentuosi. Nel 1922 venne fondata la prima rivista specializzata “The Auction Bridge Magazine” e nel 1927 “The American Action Bridge League”, la prima Federazione nella storia del gioco. Era nato così il progenitore del Bridge attuale. Mancavano solo alcuni passaggi:  un’altra variante, il “Plafond Bridge”, giocato dapprima in India e diffuso poi in Francia e,  nel 1925, la storica crociera da Los Angeles a L’Avana del miliardario americano e appassionato di vela Harold Stirling  Vanderbilt. Insieme ad alcuni amici, suoi ospiti sulla nave “Finlandia”, stabilì le regole del “Contract Bridge”. Di fatto, salvo alcune differenze di poco conto, era nato il Bridge.

Il primo torneo nel 1927

In pochissimi anni si diffuse negli Stati Uniti e in Europa, soppiantando anche le versione “Plafond” francese. Il primo torneo ufficiale del nuovo metodo risale al 1927, organizzato dalla American Auction Bridge. Il più grande campione dell’epoca pioneristica del Bridge fu Ely Culbertson, negli anni ’30. Le sue imprese, a cui la stampa diede vasto spazio perché erano sempre considerate come sfide epiche tra americani, inglesi e francesi, fecero diventare il gioco molto conosciuto e praticato da milioni di persone. Fu proprio Culbertson, infatti, a creare la prima rivista specializzata sul gioco e a scrivere il celeberrimo “Blue Book”, che descriveva il Sistema di Licitazione da lui ideato e che fu vendutissimo in America. Il resto è storia relativamente recente, con la nascita delle Federazioni nazionali e internazionali e alcune piccole innovazioni regolamentari.

La squadra italiana tra le più forti al mondo

Uno dei più forti giocatori di tutti i tempi è stato il napoletano Eugenio Chiaradia, che con il “Blue Team” (cioè la nazionale italiana del Bridge) tra gli anni ’50 e ’70 vinse 13 titoli mondiali e 3 olimpici, facendo dell’Italia una delle nazioni più forti al mondo. Dal 1993 il CONI riconosce il Bridge come una vera e propria disciplina sportiva perché in questo gioco non conta tanto la fortuna quanto la tecnica e le capacità analitiche e logiche.

Fu davvero un ponte all’origine del nome?

Un’ultima curiosità: da dove nasce il nome Bridge? Le ipotesi sono tante e una certezza non esiste. Alcuni ipotizzano che la versione russa “Biritch”, avesse facile assonanza con Brigde; altri trovano l’origine nel fatto che i funzionari dell’ambasciata inglese ad Istanbul, appassionati e assidui giocatori, dovessero attraversare ogni giorno il “Galata Bridge” per recarsi a giocare al caffè “Le Khédive”. Quel che è certo è che in Italia, durante il Fascismo, ci fu chi pensò opportuno che anche questo gioco fosse italianizzato e lo chiamò “Il Ponte”. bridge jack the dealer

Una scelta che non ebbe vita lunga.

Anche il bridge è tra i giochi per cui “Jack the Dealer” può distribuire le carte. Il robot, che mescola e distribuisce al posto dei giocatori, può essere utile per il cosiddetto “Rubber Bridge”, la versione praticata a livello amatoriale in cui 4 giocatori, a coppie, ricevono 13 carte ciascuno.

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